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giovedì 15 novembre 2012

Ipoparatiroidismo sublicnico perdiatrico non richiede trattamento con L-tiroxina

Lo studio porta la firma dei ricercatori dell’ospedale Federico II di Napoli i quali hanno dimostrato l’affidabilità della tecnica ultrasonometrica per valutare la compromissione ossea nei bambini.

iperparatiroidismo bambini

L’ipoparatiroidismo subclinico rappresenta una condizione pediatrica piuttosto comune caratterizata da una lieve ma persistente insufficienza tiroidea. La gestione dei bambini affetti da questa condizione rappresenta un motivo di confronto nella comunità scientifica, in particolare in riferimento all’utilizzo di L-tiroxina. L’ormone tiroideo e l’ormone tireotropo (TSH) rappresentano, infatti, i principali fattori regolatori della crescita scheletrica e dell’omeostasi del metabolismo minerale osseo.

I ricercatori hanno quindi analizzato se la condizione idiopatica non trattata potesse influire sulla salute ossea dei bambini, confrontando l’utilità dei due strumenti diagnostici densitometri a doppio raggio X (DXA) e l’ultrasonometria quantitativa (QUS).

In totale sono stati arruolati 25 bambini adolescenti (11 maschi) di età media 10 anni con ipoparatiroidismo idiopatico non trattato (livelli normali di FT4 e livelli di TSH tra 4,2 e 10 mU/l). I bambini sono stati seguiti per un periodo di 3.3 anni dal momento della diagnosi. Sia i pazienti che un gruppo di coetanei di controllo sono stati sottoposti sia all’esame DXA a livello lombare per stimare la densità minerale ossea (BMD), sia all’esame QUS a livello della falange prossimale della mano non dominante per stimare la qualità dell’osso, misurata secondo i parametri tempo di trasmissione (BTT) e amplitude dependent speed of sound (Ad-SoS).

L’analisi ha fornito i seguenti dati: il valore medio di Z-score della BMD era -0.4 ± 1.36 nei pazienti e -0.2 ± 1.2 nei controlli. Il valore di Z-score medio del parametro Ad-SoS era invece di 0.01 ± 1.0 nei pazienti e  0.1 ± 1.2 nei controlli, mentre il valore medio di Z-score del parametro BTT era, rispettivamente di -0.03 ± 0.8 e 0.04 ± 1.1 nei pazienti e controlli.

Tutti i valori rientravano nel range normale, sia nei pazienti che nei controlli.

Complessivamente non vi erano differenze significative tra i due gruppi.

I ricercatori hanno potuto concludere che la salute ossea non risultava compromessa nei bambini non sottoposti a trattamento, nonostante la durata prolungata della condizione. Poichè i dati forniti dai due metodi investigativi erano  fortemente correlati, i ricercatori hanno suggerito che la tecnica ultrasonometrica quantitativa può essere impiegata con assoluta affidabilità nello studio della salute ossea dei bambini. Questa tecnica presenta infatti un deciso vantaggio in termini di sicurezza rispetto alla metodica DXA.

Source:Raffaella Di Mase, Manuela Cerbone, Nicola Improda et al. Bone health in children with long–term idiopathic subclinical hypothyroidism. Ital J Pediatr. 2012