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mercoledì 18 novembre 2015

Le nostre ossa sono nostre alleate: difendiamole

Il punto sulla traumatologia con Michele Lisanti, direttore dell' UO di Cisanello (Pisa)

FRATTURE
ossaUno stile di vita adeguato può diminuire i guai del nostro sistema scheletrico?
«Sì. Specie se si associa a una corretta alimentazione e si aboliscono fumo,vita sedentaria e obesità, i nostri peggiori nemici», dice Michele Lisanti, direttore dell' UO di Ortopedia e Traumatologia 1 di Cisanello.
«Il capitale di tessuto osseo che ci accompagna durante la vita, si raggiunge durante la maturazione scheletrica e la nostra protezione delle ossa andrebbe iniziata sin da giovani». Qual è l' età più a rischio per la loro salute? «Sicuramente nelle donne la post menopausale, ma con l' invecchiamento la qualità ossea diminuisce per tutti». Si dice che le fratture siano una delle principali malattie della vecchiaia. «Concordo. Bisogna però distinguere la frattura dalla "malattia-frattura"; spesso il problema principale è rappresentato da tutte le complicanze associate a tale evento. Purtroppo la mortalità a un anno, per le complicanze delle fratture femorali nell' anziano è sempre molto alta, intorno al 20%; e le risorse che il servizio sanitario nazionale deve riservare a questa "epidemia" sono altissime».
Quali farmaci possono prevenire le malattie delle ossa? «Per l' osteoporosi ci sono farmaci preventivi che mirano a ridurre il riassorbimento osseo, come i bifosfonati; o farmaci capaci di promuovere la formazione di nuovo osso: il più noto è il Teriparatide, un analogo dell' ormone paratiroideo. Più recentemente sono state introdotte anche altre molecole: come alcuni anticorpi monoclonali capaci di favorire l' apposizione ossea». Quale patologia tratta con più frequenza il suo reparto? «L' artrosi in tutte le sue espressioni ma, in particolar modo, a carico dell' anca e del ginocchio.
L' Ospedale di Pisa è diventato centro di riferimento di area vasta per il politraumatizzato: i pazienti arrivano anche con elisoccorso per incidenti stradali o del lavoro richiedendo la compartecipazione di più specialisti. Ma le fratture di collo di femore dell' anziano, rimangono la patologia più trattata in urgenza. Non passa giorno che non giungano al nostro reparto uno o due, a volte tre anziani fratturati». Un bell'impegno. «Per fortuna ci siamo riorganizzati, unendoci in collaborazione coi medici del reparto di geriatria del professor Monzani e creando una ortogeriatria che sta cambiando il destino di questi pazienti; migliorando la rapidità e la qualità delle cure pre e post chirurgiche (riusciamo quasi sempre ad operarli entro le 48 ore), ma anche gli esiti e persino la mortalità intra e post ricovero. Se si pensa che tanti pazienti sono oltre i 90 anni, non è poco». La tecnologia vi aiuta? «È importante per la pianificazione di un intervento chirurgico, dandoci anche la possibilità di simularlo prima di eseguirlo. Credo che Pisa rappresenti una delle eccellenze italiane in questo:grazie al lavoro del mio gruppo insieme agli ingegneri del centro di ricerca Endocas siamo in grado di creare modelli virtuali e reali sui quali simulare un intervento, cosa importantissima per la sicurezza di chirurgo e paziente". C' è un caso (risolto) che durante la sua carriera l' ha particolarmente colpita (fra i pazienti anziani) per la difficoltà del soggetto o comunque del problema? «Quando una nonna si frattura inizia spesso per lei e la sua famiglia l' incubo della possibile perdita dell' autonomia (come avveniva nel passato) o peggio di gravi complicazioni che mettono a rischio la vita. Chi riesce a uscire da quel tunnel ci fa felice. La frase che mi emoziona è "grazie perché posso continuare ad accudire mio marito malato» o «...posso ancora godermi i nipotini"».
Lei, che cura le ossa, come si comporta nei confronti delle sue? «Non fumo (ho smesso da qualche anno), mangio il giusto, bevo poco e solo in poche occasioni. Ma cerco di camminare a piedi e andare in bicicletta. Mi basta»

Source:Il Tirreno (ed. Cecina), 17/11/2015